Dopo le conferme arrivate dal World Keratoconus Congress (Firenze, 16–18 aprile) il dott. Alberto Bellone, pioniere della microchirurgia oculare, commenta: «Le tecniche di rimodellamento corneale funzionano. Ma servono diagnosi precoce, reti di invio dedicate, professionisti e centri superspecialistici»
Evitare il trapianto di cornea, in molti casi di cheratocono, è possibile. Lo ribadisce il dott. Alberto Bellone, medico specializzato in microchirurgia oculare attivo a Torino e Ivrea, dopo aver partecipato come osservatore del 3rd World Keratoconus Congress (WKC) tenutosi nei giorni scorsi a Firenze, evento che ha riunito i massimi esperti mondiali della International Keratoconus Society (IKS).
Dal congresso è arrivata la conferma che questa malattia degenerativa della cornea può essere affrontata con successo tramite tecniche di rimodellamento corneale all’avanguardia. Il problema è che pochi professionisti le propongono e spesso i pazienti arrivano alla diagnosi troppo tardi.
Alberto Bellone è tra i pochissimi chirurghi in Italia in grado di gestire impianti di anelli intrastromali (Keraring/ICRS) ad alta complessità anche in casi di estrema difficoltà tecnica (ectasie avanzate o cornee molto irregolari). Il rimodellamento corneale tramite anelli viene poi associato al cross-linking (anche con iontoforesi), stabilizzando così la cornea e permettendo di recuperare visione.
L’approccio conservativo tramite chirurgia è quindi una reale alternativa quando si parla di cheratocono, anche se spesso questa opzione non viene proposta ai pazienti: mancano professionisti e centri superspecialistici, ed è urgente la creazione di reti di invio dedicate.
«Il congresso di Firenze ha ribadito che il cheratocono non deve più essere una condanna al trapianto di cornea – sottolinea Alberto Bellone –. Tuttavia, c’è ancora un gap tra ciò che la tecnologia permette di fare e ciò che viene offerto abitualmente. Puntiamo su interventi personalizzati, come l’impianto di anelli intrastromali ad alta precisione, che permettono di ridare forma e dignità visiva a cornee che un tempo avremmo considerato irrecuperabili».
Del resto si tratta di una posizione che lo specialista sostiene e divulga da tempo: il dott. Bellone è autore dell’ebook Cheratocono? La soluzione esiste!, che fa luce sulle caratteristiche, sulle tecniche per una diagnosi precoce corretta e sulle nuove terapie disponibili in Italia.
Cheratocono: che cos’è e l’importanza della diagnosi precoce – Malattia della cornea degenerativa (caratterizzata da un progressivo assottigliamento e deformazione della zona centrale della cornea, che presenta un rigonfiamento irregolare a forma di cono) e invalidante, il cheratocono colpisce 1 persona su 500, nel 96% dei casi è bilaterale e si manifesta in giovane età, in genere fra i 20 e i 30 anni. Le cause sono ancora sconosciute: in alcuni casi c’è una componente ereditaria, mentre in persone predisposte si pensa che l’uso di lenti a contatto o lo sfregamento continuo degli occhi possano favorirne l’insorgenza. Se il cheratocono non viene fermato con interventi di corneoplastica, nel 22% dei pazienti si arriva al trapianto di cornea nel giro di 7-8 anni dalla prima diagnosi.
Non essendovi a oggi terapie farmacologiche che possano riportare l’occhio malato a una condizione di assenza di cheratocono, diagnosi precoce e trattamenti altamente personalizzati sono le chiavi necessarie per un buon successo terapeutico e per mantenere la migliore qualità di vita.
Maggiori informazioni sul cheratocono si possono trovare su Keratoconuscenter.eu (dedicato a questa patologia) e su Albertobellone.it, punto di riferimento per la chirurgia refrattiva e oculistica.
Alberto Bellone (www.albertobellone.it). Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Torino nel 1996, ha conseguito l’abilitazione alla professione di medico chirurgo nel 1997 e si è specializzato in Oftalmologia all’Università di Torino nel 2000. Da anni si interessa di chirurgia refrattiva affinando le tecniche più moderne per il trattamento dei vizi di refrazione. Ha una notevole esperienza nella chirurgia conservativa del cheratocono e delle ectasie corneali con l’impianto di anelli corneali intrastromali (Keraring) e ha acquisito tecniche chirurgiche specifiche per il trattamento delle patologie vitreoretiniche. Ha fatto parte del presidio Valdese di Torino. Riceve e opera a Torino e Ivrea.
